Camera Restricta e identità di progetto

Camera Restricta, la macchina fotografica che si rifiuta di scattare foto banali.

Ideata dal giovanissimo designer danese Philipp Schmitt, studente di Interaction design in Germania, questo prototipo, avvisa l’aspirante fotografo, attraverso l’emissione di un segnale acustico, che il soggetto inquadrato è già stato troppe volte fotografato.

Intelligenza artificiale? No, però un semplicemente un sistema di geolocalizzazione consente di verificare quante foto siano state scattate nella stessa area, ritraendo l’otturatore e bloccando la macchina fotografica.

La notizia, al di là della naturale curiosità legata ad un sistema che, forse, ci salverà dalle code di turisti in coda per la classica foto feticcio,  è un ottimo spunto per riflettere su quanto spesso ci si scontri con la ripetizione di messaggi, testuali e visivi, verbali e non verbali: un appiattimento che soffoca la capacità di analizzare e “leggere” ciò che ci circonda con senso critico e costruttivo.

Perchè come diceva Ansel Adams “Non fai solo una fotografia con una macchina fotografica. Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito, e le persone che hai amato”.

Noi facciamo questo, affiancando i nostri clienti: creiamo sinergia tra esperienza e attenzione al mercato, alla società e al racconto che si cela sotto ogni progetto di comunicazione, per arrivare ad individuare ed utilizzare i giusti media per comunicare l’unicità e l’identità di un pensiero, di un prodotto, di un servizio.