C’era una volta il marketing

Le storie funzionano: hanno sempre funzionato. Raccontare una storia è il metodo più semplice per catturare l’attenzione di qualcuno e per portarlo a compiere l’agognata conversione attraverso i “condividi” “compra” “chiama” e via dicendo.

Tuttavia le aspettative cambiano, i modi narrativi cambiano, cambiano le storie e, soprattutto, cambia chi le ascolta.

La premessa, per introdurre una diversa applicazione delle strategie volta ad attirare nuovi clienti: l’inbound marketing.

Il marketing tradizionale – outbound – si basa su una serie di attività di comunicazione “one way” che, in molti casi, pressano il consumatore attraverso campagne invasive come, solo per fare un paio di esempi, il telemarketing o l’invio forsennato di newsletter.

Questo tipo di comunicazione intrusiva e invadente non è efficace e, nella maggior parte dei casi, non incuriosisce il consumatore, anzi, lo infastidisce a tal punto da rendere irreversibile il processo di coinvolgimento e lascia un ricordo negativo del brand.

Senza contare che il marketing c.d. tradizionale troppo spesso è, per le aziende, troppo costoso e non porta a generare il numero di contatti necessario al reparto commerciale.

Con una buona strategia di Inbound marketing, lo scopo è quello di essere cercati dal consumatore creando in lui la curiosità, l’aspettativa e il desiderio di conoscere e usufruire del servizio e/o del prodotto.

La strategia alla base dell’inbound marketing è la comunicazione “two way” ovvero quella che prevede l’interazione e il coinvolgimento dell’utente consumatore.

Il consumatore attuale non si accontenta più di fruire di un determinato servizio o bene e questo molte aziende lo hanno capito:

il brand non è più una loro proprietà esclusiva ma è necessario condividerlo con i consumatori.

La campagna vincente non è quella che mette al centro il prodotto ma le interazioni di utenti che ne parlano, che utilizzano il passaparola on line, che commentano, recensiscono e condividono esperienze.

In definitiva, la strategia vincente chiamata inbound marketing non è altro che un’evoluzione della conversazione!

Non a caso vediamo il proliferare di marketing geolocalizzato, di sponsorizzazioni su social, e non più solo Facebook, vedi Instangram, Youtube, di nuove modalità di visualizzazione – 360, AR & VR, e infine il coinvolgimento di blogger e influencer utilissimi per la realizzazione di campagne pensate su uno storytelling reale, semplice, vero, immediato e, soprattutto, interattivo.

Se fai sentire il consumatore parte di qualcosa, vorrà lui stesso farne parte.

Vediamo come:

1. Content Marketing

I tuoi contenuti devono essere interessanti, utili, specifici (quindi non destinati a un target generico) e soprattutto freschi, attuali. Non puramente promozionali.

2. Social Network

Se non condividi, come fanno a sapere che esisti? Inoltre, dato di non poco conto: il 42% degli acquirenti preferisce comunicare attraverso social network.

3. SEO

I link ai tuoi contenuti sono ancora molto importanti per i motori di ricerca, ma è il contenuto stesso che sta diventando l’aspetto più rilevante per Google e di conseguenza per una strategia SEO.

4. PPC Advertising

Perfezionare il posizionamento in Google attraverso un mix di attività tra risultati organici e a pagamento aumenterà le opportunità di conversione.

5. IoT – Internet of Thing

La marcia in più: sono i nuovi accessori tecnologici, come gli smartwatch, che riescono a far connettere le persone in nuovi modi.

Cosa significa, dunque, Inbound Marketing in 4 parole? Attirare, Convertire, Concludere e, sopra ogni cosa, Intrattenere.

Per approfondimenti: State of inbound 2017

Federica Falchetta | Account