Informare o intrattenere on line?

Iniziamo con una ovvietà: siamo tutti costantemente bombardati di informazioni, notizie, tutto il giorno….tutti i giorni.

Notizie e informazioni che sempre più spesso sono in realtà brandelli di contenuti più ampi, più strutturati, che vengono ripresi e gettati nel masticatoio sociale senza troppa etica (e intelligenza).

Risultato: un tempesta contenuti che ci investono e che, da un lato, ci costringono a innalzare, neppure troppo inconsciamente, delle barriere, mentre dall’altro portano ad un abbassamento costante della soglia di attenzione dell’utente (a cavallo degli anni 2000 si assestava sui 12 secondi, ora siamo sugli 8….che significa che ce la giochiamo alla pari con un pesce rosso).

L’aspetto sul quale è opportuno riflettere è che la qualità del contenuto stesso non è più un elemento così fortemente distintivo della sua capacità attrattiva, perché il contenuto è un fine che transita all’interno di un sistema compromesso.

Compromesso dall’effetto megafono generato dalla condivisione delle informazioni, il replicarsi incessante della stessa informazione, in un continuo rimbalzo da pagina a pagina, da piattaforma a piattaforma, abusando del tempo (esiguo e quindi prezioso) dell’utente.

Ma questa flusso di contenuti che “esplode”  ad ogni connessione è anche conseguenza delle azioni quotidiane degli utenti on line: nell’era social la semplice (nell’azione, non nel significato) scelta dei contatti/siti/blog che si intendono seguire regola buona parte delle informazioni che devono poi essere gestite.

Ecco quindi che diventa sempre più difficile divincolarsi dalle maglie dei vari “superficialismi” per scovare dei contenuti veri, interessanti, utili.

E’ Google stesso a richiedere la generazione di contenuti lunghi, originali (nel senso di non copiati) e utili per l’utente al fine di favorire il posizionamento delle pagine: ma come far coesistere questa necessità con il costante decadimento dell’attenzione e con un  flusso di informazioni che si muove sempre più velocemente, livellandosi tra l’altro sempre verso il basso?

Alcuni spunti arrivano dalle logiche SEO, dall’analisi dei propri target e come sempre ….dal buon senso.

Per quanto scontato possa apparire, l’attenzione al titolo del contenuto che si sta elaborando è determinante, perché è l’elemento che prima di tutti gli altri può catturare l’attenzione del tuo lettore. Osa, gioca, scherza….trova la miglior formula, ma si sempre fedele al contenuto della pagina. Nobilita l’arte del clickbait, fondendola con contenuti coinvolgenti.

Il secondo aspetto è legato al contenuto stesso, che deve essere nella forma in cui il target di riferimento si aspetta di riceverlo o trovarlo. E’ quasi inutile sottolineare come video e immagini funzionino di gran lunga meglio rispetto ad un contenuto testuale: una corretta analisi della user experience dell’utente sul proprio sito, e un equilibrio tra le varie forme del contenuto miglioreranno le percentuali di abbandono della pagina.

Volendo racchiudere il tutto in un termine: infotainment.

Il contenuto non deve essere sola informazione, e non deve essere solo intrattenimento. Questo perchè il lettore è curioso ma distratto e se riesci a catturarlo con un buon titolo, allora devi giocarti sempre le tue carte migliori.