I micro momenti: cosa sono e come sfruttarli

Piccolo weekend fuori porta.

Tutto perfetto: clima, location, compagnia…ma arriva ora di cena. E il desiderio è che questo senso di perfezione continui, quindi smartphone alla mano ci si affida ad una ricerca su Google, che permette di trovare tutti i ristoranti nelle vicinanze e leggere anche le recensioni scritte.

Questo è un micro momento, uno di quei nuovi territori della comunicazione e del marketing all’interno dei quali sta diventando fondamentale imparare ad orientarsi e muoversi e la cui conquista è, secondo Google, il nuovo terreno di sfida dei marketer e degli esperti di comunicazione (digital e non).

Questa utile guida sui Micro Moments rilasciata dal colosso di Mountain View ci consente di individuare 4 tipologie differenti di momenti:

  • I-want-to-know: una fase informativa, dove l’utente non ha ancora completato il processo decisionale. Molto spesso in questa fase l’utente entra in contatto con nuovi brand attraverso i social media e le query informazionali di Google.
  • I-want-to-go: il micro momento probabilmente più importante per tutti gli operatori nel mondo dell’hotellerie e della ristorazione. L’utente è in una fase attiva, compie delle azioni sulla base delle informazioni che ha ottenuto dal web. Fondamentale è quindi la correttezza di tutte le informazioni pubblicate e l’immagine veicolata on line
  • I-want-to-do: come faccio a…? L’utente cerca la soluzione ad un problema nel momento stesso in cui lo sta affrontando. In questo senso i tutorial, le guide veloci e smart ma efficaci sono un ottimo strumento per catturare l’utente
  • I-want-to-buy: per farsi trovare con la giusta proposta commerciale è fondamentale, e purtroppo non così scontato, essere on line. Ed esserlo al meglio, perchè le fasi immediatamente precedenti al momento di acquisto sono le più delicate e quelle che generano i più alti tassi di abbandono da parte degli utenti.

Imperativo categorico di questa nuova frontiera è quindi quello di “soddisfare” il bisogno generato durante i micromomenti.

In un momento storico e sociale che vede la sempre crescente percentuale di ricerche online effettuate da dispositivi mobili, è comprensibile come questo sia da considerarsi un trend in continua ascesa: una progettazione mobile first dei siti web non è quindi solo un esercizio di stile, ma un approccio metodologico preciso per ridefinire radicalmente l’esperienza dell’incontro dell’azienda con l’utente che deve essere totalmente differente rispetto a quanto visto fino ad ora, partendo da strategie local accuratamente definite.

Avere un cellulare a portata di mano determina anche un diverso comportamento da parte dell’utente, che è divenuto sempre più multitasking, come di ricorda anche Google:

People try new things in routine moments. 91% of smartphone users turn to their phone for ideas while doing a given task.

Le sessioni di ricerca, analizzando ad ampio spettro i dati di analytics, aumentando infatti nel numero e diminuiscono nella durata: la risposta ad una domanda (legata ad un micro momento o meno) deve essere sempre immediata, precisa, esauriente. Il dubbio dell’utente si traduce in una nuova ricerca.

E’ necessario quindi ridefinire anche le logiche, tracciando per ogni singolo cliente una “mappa” dei momenti in cui è indispensabile farsi trovare e costruire su quei momenti una comunicazione che soddisfi curiosità, che fornisca informazioni rilevanti e che, se possibile, emozioni.

Seguendo un vecchio adagio secondo il quale “o si porta una soluzione o si è parte di un problema”, l’obiettivo deve essere sempre quello di semplificare la vita al nostro utente, di metterlo nelle condizioni di porsi il minor numero di domande possibile una volta catturata la sua attenzione, all’interno di una strategia unitaria, che segua un percorso coerente e logico per il brand o l’azienda.